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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

La Storia, le storie

La denominazione del centro abitato di Bortigiadas è attestata la prima volta nel XIV sec. Il villaggio risulta citato con la forma Orticlada. Era compreso nell'antica diocesi di Civita, l'odierna Olbia. In alcuni documenti aragonesi il paese risulta citato col nome di Gortiglata. La forma attuale, Bortigiadas è attestata per la prima volta in un documento spagnolo del 15 maggio 1779.

Nel territorio di Tisiennari sono state trovate le testimonianze più antiche di frequentazione dell'uomo nel comune di Bortigiadas risalenti al Neolitico Recente (IV millennio a.C.) (ma secondo alcuni archeologi la presenza dell'uomo nel territorio di Bortigiadas limitatamente alla zona di Tisiennari, attraversata dal fiume Coghinas, si può far risalire a 300 mila anni fa, al Paleolitico Inferiore).

Alcune tombe (domus de janas) testimoniano la presenza di piccoli gruppi umani stanziati sulla sponda destra del Coghinas.
Una tomba isolata, ai piedi di un'altura su cui sorge oggi l'abitato di Bortigiadas, testimonia una primitiva colonizzazione della zona montana de territorio, probabilmente da parte di una comunità prevalentemente pastorale.

In epoca romana (ma non esistono testimonianze significative, se non indirette) il territorio dovette assumere una certa importanza, sia per la presenza del vicino centro di Erucium (o Erycinum) sia per il fatto che proprio da questa zona, a Tisiennari, le strade che collegavano l'alta Gallura con l'asse principale centrale valicavano il Coghinas in uno o più punti: addirittura quattro, secondo E.Benetti.

Per quanto riguarda il Basso Medioevo una notizia certa è la infeudazione a Guglielmo di Podio: diverse fonti storiche concordano che nel 1358 una parte della Gallura interna apparteneva a questo signore.

Nel 1698 a Bortigiadas sono presenti 569 abitanti (la futura Olbia ne contava 379).

Dal 1700 comincia ad essere parlato il gallurese di origine corsa. A Bortigiadas sino alla fine dell'800 si parla un sardo ''depravato e mal pronunciato'' secondo il giudizio del Casalis.

Nel 1860 il consiglio comunale delibera per la costruzione della strada Sassari-Tempio e fa voti perché ''rasenti l'abitato'' di fatto venne costruita ''lungi dall'abitato e per giunta in landa deserta e malarica'' per collegarsi alla quale, comunque, dovrà aspettare 20 anni con una ''strada obbligatoria'', quella attuale che va a finire nella zona di La Fumosa.

Le persone che vivono nel territorio del Comune sono raggruppati in 22 fra frazioni e gruppi di stazzi. La più distante dista dalla sede comunale 23 chilometri.

Tra i centri della Gallura interna è quello che maggiormente soffre l'isolamento, accentuato in seguito (nei primi decenni del 1900) con la costruzione della ferrovia. Il tracciato venne contestato dagli amministratori in quanto: ''approntato scartandone la comunicazione di questo comune''. E questo nonostante avesse deliberato di concorrere alla spesa della progettazione.

L'isolamento sarà uno dei tratti caratteristici di questo Comune e del suo spopolamento (divenuto consistente alla fine degli anni Cinquanta e ai primi degli anni Sessanta con l'emigrazione verso Paesi esteri (Olanda, Germania, Francia, Australia e il nord dell'Italia) se ne occupa in una sua corrispondenza del 1938 anche Il Giornale d'Italia'' :''Messo a cavaliere di una distesa vallata, ricca di terreni fertili e produttivi, difetta in modo assoluto di vita dinamica; e ciò si deve alla mancanza di mezzi di trasporto e di comunicazioni poco confacenti alla sua posizione e di cui godono altri paesi''.

Due anni prima, 1936, era arrivata la luce elettrica ma la candela e l'acetilene in qualche casa resistono siano al 1956. I fili della luce, portati su instabili pali di legno, misero praticamente fine al Medioevo. E' stato l'avvenimento che più di altri ha cambiato le abitudini dei bortigiadesi. Nelle frazioni la luce elettrica si avrà solamente nel 1963: Gagarin era andato nello spazio nel 1961 e a Bortigiadas si contavano una decina di televisori.

E' stato scritto dei bortigiadesi da Francesco De Rosa:'' Coraggiosi, prudenti, riflessivi. Non sono invidiosi del benessere altrui, e sentono per l'amico un attaccamento non inferiore a nessun altro popolo della Gallura. Umili, rispettosi… né pensano abusar mai della fiducia in loro riposta, come del pari non permettono che della loro alcuno ne abusi''.

Giovanni Gelsomino

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